Apparentemente è difficile comprendere come mai una diciassettenne non equipaggiata e non addestrata possa sopravvivere a un esperienza simile, mentre una dozzina di adulti in circostanze simili, meglio equipaggiati, abbiano finito per soccombere. Eppure, più studio i misteri della sopravvivenza, più scopro un senso in risultati simili. Accendere un fuoco, costruirsi un riparo, trovare del cibo, fare segnalazioni, navigare… nulla di tutto ciò è servito per la sopravvivenza di Juliane. Anche se non conosciamo cosa avessero deciso gli altri che sopravvissero alla caduta, è possibile che sapessero che, abitualmente, le vittime di un incidente debbano rimanere tranquille ad aspettare di essere salvati. Erano persone che seguivano le regole, e proprio questo ne decretò la morte. […]
Dal canto suo, compiendo delle scelte autonome, Juliane non fu nemmeno particolarmente coraggiosa. La sopravvivenza non ha a che fare con il coraggio o l’eroismo. Gli eroi possono essere coraggiosi e ritrovarsi poi morti… Per definizione, i sopravvissuti devono vivere. Juliane ha avuto costantemente paura, e di qualsiasi cosa, dai piranha quando aveva dovuto guadare l’acqua ai vermi che vagavano sotto la sua pelle, comprese le creature reali o immaginarie della foresta. I sopravvissuti non sono immuni dalla paura. Usano la paura, la trasformano in rabbia e concentrazione.
Per contro, i ricercatori sono sempre stupiti nello scoprire persone che sono morte anche se avevano tutto l’occorrente per sopravvivere. John Leach scrive che “è capitato di recuperare i cadaveri di naufraghi su zattere di salvataggio che non avevano nemmeno aperto il kit per la sopravvivenza (segnali luminosi, razioni, medicinali di pronto soccorso e così via)”.
“Alcune persone semplicemente rinunciano”, mi disse Ken Hill, riferendosi ai suoi interventi di soccorso e salvataggio in Nuova Scozia. “Ho studiato questo fenomeno per quindici anni, e non riesco ancora a capirne il motivo”.
Ciò che salvò Juliane fu una risorsa interna, uno stato mentale. Non aveva alcun equipaggiamento, ma in qualche modo era preparata mentalmente. Una vita intera di esperienza ci forgia per affrontare, o soccombere, a sfide particolari, come un divorzio, la fine di una carriera, una malattia terribile oppure un incidente, un crollo economico, una guerra, un campo di prigionia, la morte di una persona amata, il ritrovarsi da soli e persi nella giungla. Frequentai corsi di sopravvivenza per cercare di capire quel mistero e vedere se potevo veramente forgiare il mio destino.